Moxibustione

Molte persone non conoscono la Moxa, questa antica tecnica di cura utilizzata sin dal II-I a.c in Cina e ancora oggi molto diffusa per la sua efficacia.

Il termine Moxa deriva dal giapponese MOE KUSA che significa “erba che brucia”, poichè viene utilizzata un’erba spontanea, l’Artemisia Vulgaris (Assenzio cinese).

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Le foglie e i boccioli vengono essiccati e poi triturati finemente per ottenere la lana di artemisia dalla quale si preparano i sigari e i coni per l’applicazione di calore su determinati punti del corpo. Le foglie di Artemisia possiedono virtù terapeutiche che si possono trasmettere anche per fumigazione: gli oli delle foglie bruciate esplicano un’azione battericida; si crea una particolare frequenza infrarossa; viene stimolato il sistema immunitario.

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La Moxa si potrebbe definire come una termoterapia localizzata in quanto consiste nell’applicazione di calore concentrato su alcuni punti specifici del corpo (detti Tsubo) lungo i canali energetici, ossia i meridiani per la medicina tradizionale cinese (MTC), nei quali scorre l’energia vitale (Qi). Il principio è quello dell’agopuntura, solo che invece di utilizzare gli aghi si utilizza il calore attraverso, come detto prima, l’utilizzo di sigari accesi di Artemisia o di piccoli coni.

Il calore aiuta l’energia Qi a liberarsi e a muoversi lungo i meridiani apportando beneficio ove ve ne sia bisogno.

La Moxa può essere utilizzata per diverse situazioni, in particolare per tutte le manifestazioni esterne o interne di Freddo e Umidità, nelle patologie croniche, in casi di astenia, dolori articolari, per rafforzare il sistema digestivo, respiratorio, nervoso, linfatico e per stimolare il metabolismo corporeo.

La tecnica di moxibustione viene spesso utilizzata, senza controindicazioni, anche per aiutare il bimbo podalico a capovolgersi all’interno dell’utero nella posizione corretta per nascere. Occorre stimolare il punto V67 del meridiano della Vescica, che si trova all’angolo esterno del quinto dito del piede, con un movimento della mano a “beccata di passero”, ossia avvicinando e poi allontanando il sigaro non appena la mamma avverte il calore.

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L’applicazione del calore mediante la moxa può essere eseguita facilmente anche dal proprio partner a casa, dopo aver appreso la tecnica da una persona qualificata. Questo trattamento in genere si esegue tra la 32esima e la 37esima settimana di gravidanza tutti i giorni per 15 giorni e ha un’efficacia nell’80% dei casi.

In quali casi non va applicata la moxa:

  • febbre acuta
  • traumi e/o ustioni
  • ulcere, vene varicose, infiammazioni in generale
  • bambini al di sotto dei 7 anni
  • in tutti i casi di calore eccessivo dato da cause interne o esterne

Prestare poi attenzione evitando alcune zone se la persona è:

  • molto anziana
  • soffre di ipertensione
  • ha il ciclo mestruale
  • è in stato di gravidanza
  • ha il diabete

La durata del trattamento varia a seconda del numero di punti da trattare e ad ogni modo viene svolto solo a seguito di una valutazione olistica.

Simona Benazzi – Naturopata a Bologna e a Ravenna, per informazioni o appuntamento telefonare al +39 3474849505